Exaltavit humiles: "La vita è meravigliosa" di Frank Capra

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Exaltavit humiles: "La vita è meravigliosa" di Frank Capra

Messaggio Da Stefano Pastore il Dom Dic 25, 2011 10:15 pm

La vita è meravigliosa
di Frank Capra








La notte di Natale, George Bailey decide di suicidarsi.

Molte voci diverse, nella sua cittadina innevata, pregano per lui. In cielo, Dio e San Giuseppe decidono di mandare un angelo a salvarlo e gli mostrano la vita di George. Da piccolo perde l’udito a un orecchio per salvare il fratello caduto nell’acqua gelida, crescendo sogna di fuggire dal paesino – in cui tiranneggia il finanziere Potter - girare il mondo e “fare qualcosa di grande” ma rinuncia per portare avanti la società del padre che trova case ai bisognosi. Tutta una vita di rinunce per aiutare gli altri. Il qualcosa di grande che voleva fare viene sostituito da un’esistenza umile, con una moglie, tre figli e una madre da mantenere. Il finanziere tenta spesso di corromperlo ma lui tiene duro, finché, alla vigilia di Natale, la perdita di una grossa somma di denaro, con la prospettiva di perdere la casa, la società e quel poco che ha, lo getta nella disperazione. Non vede via d’uscita e anche gli affetti gli sembrano lontani. Ma mentre sta per buttarsi nel fiume, arriva l’angelo – nelle fattezze di un vecchietto bonaccione – che si butta al posto suo. George lo salva e l’angelo gli concede di vedere come sarebbe il mondo se lui non fosse vissuto: suo fratello sarebbe morto, sua moglie una zitella, sua madre e gran parte della popolazione in povertà, il finanziere sempre più ricco e tiranno e, quel che più conta, tutti, avendo vissuto senza la sua bontà, sarebbero più cattivi, più cinici, più aridi.

La vita è meravigliosa è il film di Natale per eccellenza.

Frank Capra, uno dei più grandi registi della Hollywood degli anni d’oro, alfiere dell’ottimismo e dei valori come Billy Wilder lo fu del cinismo ironico, nel 1946 pensò di recuperare James Stewart, appena tornato dalla guerra, per regalargli il suo ruolo più rappresentativo. Stewart è il volto stesso dell’onestà ingenua e ottimista e si muove magistralmente, col suo corpo dinoccolato e la mascella pendula, in un mondo in cui il Male, la tirannia degli uomini malvagi, è sempre in agguato. L’ottimismo di Capra, la sua voglia inesauribile di lieto fine, che lo aveva portato già a girare capolavori come Accadde una notte, Mister Smith va a Washington e Arriva John Doe, non è la visione rosea della vita di tante commedie smielate che ancora oggi attirano il pubblico. Né tantomeno è un atteggiamento di maniera, da spot pubblicitario.

E’ la fede incrollabile nel potere della carità, della buona volontà e della redenzione. La fede nei semplici, nei poveri di spirito, negli anawìm di cui parla la Bibbia. Questo è ciò che rende natalizio il film, al di là dell’ambientazione. Non ci troviamo nel regno del buonismo, tutt’altro. James Stewart vaga nella valle delle tenebre, perduto, disperato, soverchiato dalle forze del Male e in quel momento si sente solo al mondo. Perfino la moglie che ama e i figli che adora, per un attimo, gli sembrano solo un ronzio fastidioso. E i personaggi secondari non sono messi meglio, basti guardare la breve scena in cui il farmacista per cui lavora George da ragazzo, sconvolto per la morte del figlio, manda un veleno al posto di un farmaco ad un malato che viene salvato proprio dal garzone. E’ un mondo tutto sommato crudele, in cui ogni essere umano ha una piccola parte che può migliorare la condizione di tanti. Solo dopo aver compreso questo, il protagonista può tornare a vivere, in una sequenza storica in cui una carrellata lo segue mentre corre sotto la neve augurando buon Natale a tutta la città, compreso il suo nemico, che risponde cercando di farlo arrestare.

Arrivato a casa troverà il suo lieto fine: le forze del Male non possono essere sconfitte dalla volontà del singolo – Satana, rappresentato dal finanziere, resta il principe di questo mondo - ma possono essere, battaglia per battaglia, vittoriosamente contrastate dall’unione di tanti piccoli semplici. Alla fine di Arriva John Doe, uno dei personaggi dice al cattivo di turno che è inutile tentare di schiacciarli, vinceranno sempre loro. Exaltavit humiles.

Stefano Pastore

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