2012.01.30 - L'isola Adorata da Freud, Lenin, Hitler

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2012.01.30 - L'isola Adorata da Freud, Lenin, Hitler

Messaggio Da Irene Battaglini il Mer Gen 18, 2012 6:58 pm



L'ISOLA ADORATA
30 gennaio 2012 ore 18.00


conferenza-spettacolo a ingresso libero



via Giotto 49 - Prato

0574 067725 - info@polopsicodinamiche.com



di e con Alberto Di Matteo


Un attore-affabulatore-lettore-divulgatore, con l’ausilio di immagini e musiche, recita, legge, racconta, commenta in una sorta di conferenza-spettacolo.

L’Isola dei morti di Arnold Boecklin: un dipinto ricco di storia e con un messaggio affascinante

“L’ISOLA” ADORATA DA FREUD, LENIN E HITLER

Arnold Boecklin, pittore svizzero che visse e operò in Italia e in particolare a Firenze e a Fiesole, dipinse le 5 versioni (di cui ne restano 4) della sua opera più famosa, L’Isola dei morti, fra il 1880 e il 1886. E da quel momento cominciò la fortuna e la diffusione di questo straordinario dipinto che fu amato da grandi protagonisti della storia, che ha ispirato pittori, scultori, musicisti e scrittori, che divenne in breve un fenomeno di moda, tanto che fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 era costume regalare perfino ai novelli sposi le riproduzioni dell’opera.

Quali le ragioni di un tale successo?

Al primo sguardo L’Isola dei morti appare come un’opera cupa, inquietante, funerea e anche il titolo sembra confermare questa impressione, al primo sguardo il tema unico e dominante dell’opera sembra essere, appunto, la Morte…

Ma se si ripercorre la storia del famoso dipinto e se si cerca di approfondire e affinare lo sguardo, si scopre che esso può suscitare moti, pulsioni, fantasie, immaginazioni che vanno oltre i tempi, essa contiene un messaggio universale che allude ai cicli della vita, all’alternarsi di vita e morte, di distruzione e rigenerazione, di nascita e rinascita, di fine e nuovo inizio … E soprattutto si tratta di un’opera misteriosa e tutta da decifrare, come se fosse un codice segreto o un rebus, un’opera che ogni volta che la guardiamo ci costringe ad attivare il nostro immaginario di fruitori e spettatori, un’opera che ci rende vivi e attivi.


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