Il Cielo d'Australia

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Messaggio Da Ospite il Mer Mag 16, 2012 11:28 am

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di Enrico Borla e Ennio Foppiani



Conosco i cieli che esplodono in lampi, e le trombe e le risacche e le correnti: conosco la sera e l’Alba esaltata come uno stormo di colombe, e talvolta ho visto ciò che l’uomo crede di vedere.
ARTHUR RIMBAUD





L’Outback per gli australiani è più uno stato dell’anima che un luogo geografico, esso si trova oltre il bush, la boscaglia arbustiva che circonda il continente. L’Outback si estende nel mondo dei sogni, si procede verso il centro del paese poi d’improvviso appare il Black Stump, il nero paletto che nel folklore australiano indica la fine della civiltà e finalmente inizia il luogo molto lontano, ciò che sta dietro l’oltre; sostanzialmente, il “mai– mai”.
Quella notte il terreno rosso si estendeva nell’infinito piattume rotto dai sassi e da radi fili d’erba immobili nell’attesa dell’alba.
Il profumo ferrigno del sangue della terra riempiva le narici mentre il grande cielo d’Australia ruotava. Come dicono gli abitanti, in Australia c’è più cielo e durante la notte ci sono più stelle.
Grandi, grasse, rumorose stelle ruotano nello smisurato silenzio del deserto.
All’improvviso apparve un aborigeno, nero, con i disegni d’argilla bianca che correvano sopra gli arti rinsecchiti. Dritto su una gamba sola, appeso ad un bastone il volto incorniciato dalla barba bianca e dal doloroso fulgore degli astri.
– Ti devo condurre all’entrata di tutte le connessioni – disse sbrigativamente per poi girarsi e cominciare ad allontanarsi nell’infinita terra rossa.
Nel sogno apparve l’entrata di una caverna, varcata la soglia condusse il sognatore per rapidi scalini intagliata nell’arenaria ancestrale. Ci fermammo in un ampio spazio sotterraneo da dove partivano infiniti cunicoli. – Le connessioni del mondo – disse l’aborigeno.
Nel mondo dei sogni il sognatore si trovò nella stessa notte ad entrare nei bagni dell’ipermercato Carrefour, nello stanzino del water incastonata fra le mattonelle una nicchia da cui si dipartiva un cunicolo. Era l’entrata uscita di una delle connessioni del mondo, seppe con certezza!
Qualche giorno prima si trovava invece sulla riva del grande fiume che attraversa la città, sulle rive possenti argini in muratura accolgono locali di ristoro estivi, mentre il collettore della vecchia fogna permette vie di fuga ai giovani pusher che vendono la felicità artificiale alla gioventù dorata che frequenta quei luoghi. Nel mondo del sogno, nel mondo ancestrale, i grandi ripari sono invece ancora adibiti a magazzini. Fra le ampie arcate si accumulano argenti, vetri e ogni sorta di mercanzie. Poi l’architettura che circonda il sognatore comincia a modificarsi, la struttura muta e le arcate paiono fondersi in un complesso architettonico nuovo, in cui le merci si trovano immagazzinate per ordine in un’unica struttura integrata.
Tre sogni convergenti, tre sogni che annunciano, che proclamano, che invocano, che evocano.
Partendo dall’ultimo che però è il primo in ordine cronologico, proviamo ad amplificare.
Il fondaco dal greco πανδόκετον, albergo, attraverso l’arabo: فندق, funduq (albergo), ...

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