Mostra fotografica "Dove morivano i dannati" di Leonardo Donati

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Mostra fotografica "Dove morivano i dannati" di Leonardo Donati

Messaggio Da Ospite il Gio Apr 12, 2012 11:52 pm


"La bellezza dei siti contribuisce potentemente a restituire la calma e la ragione in una mente stravolta. […] Il contatto con la natura, il ritmo delle stagioni, rappresenta una sorta di contrappeso agli smarrimenti dello spirito" (J.P. Falret ¬- Des maladies mentales et des asiles d'aliénés, 1864).



E’ forse per seguire questo precetto che il Frenocomio di Volterra fu istituito in un ex convento, su una collina, nel “bosco dei frati” ornato da giganteschi lecci secolari. Una città dolente, destinata ad ospitare “la perduta gente”, perlopiù sconosciuta ai volterrani, così vicina ma al contempo lontana anni luce dalle comode certezze della vita dei “cosiddetti sani”.

«Noi siam venuti al loco ov'i' t'ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c'hanno perduto il ben de l'intelletto».
Dante, Inferno, Canto III, 16-18

Varcare le soglie dell’ex manicomio significa passare il confine tra due mondi distinti, lasciarsi alle spalle il mondo della luce alla volta di quello delle ombre, equivale a compiere un viaggio infero con biglietto di ritorno: flashback in bianco e nero, continui e sovrapposti intasano la mente. Di colpo i reparti sono di nuovo vivi dietro ai finestroni bifori, le foglie caduche coprono i giardini sotto lo sguardo vitreo dei catatonici seduti sulle panchine di pietra serena mentre un Astronautico Ingegnere Minerario* incide la sua corrispondenza con l’universo sul freddo muro che li sovrasta.
La sensazione è che il Frenocomio di Volterra fosse un terminal dell’emarginazione, che imbarcava i “matti” ed i reietti, non per curare la malattia mentale, ma per ma isolare ciò che fa nascere nell’uomo la paura di ciò che crede incontrollabile.

Il Frenocomio nacque nel 1888 nella costituzione di una sezione per "dementi" all'interno del ricovero di mendicità dell'ex convento di San Girolamo. Nel corso dei decenni conobbe un vasto sviluppo tale da essere considerato, fino alla legge Basaglia del 1978, uno dei manicomi più grandi d'Italia, arrivando ad ospitare fino a 6000 pazienti.

La struttura è un vero e proprio museo a cielo aperto, la testimonianza di un capitolo buio della nostra storia, il ricordo di un pertugio di mondo in cui la vita contava poco o nulla. Nonostante ciò, come molte altre realtà simili, è in totale stato di abbandono e a rischio di crollo, quasi come a volersi convincere che la sua esistenza non sia stata realmente vera, come se fosse stato solo un brutto sogno, un errore di gioventù da tenere nascosto.
Lo spirito di un luogo, delle persone che lo hanno vissuto e delle loro storie, rimane permeato nelle mura decrepite e nei rovi di un giardino: questo è ciò che ha catturato l’obiettivo dell’apparecchio di ripresa. Un viaggio dantesco. Come Dante insegna, infatti, soltanto un percorso di lenta, faticosa e travagliata risalita per rileggere ciò che è stato, decifrarne il senso, può condurre al raggiungimento della “pura luce”.

Il reportage “Dove morivano i dannati” vuole essere una testimonianza di tutto questo, del senso di rabbia, sgomento ed impotenza che si prova a camminare lungo i corridoi spogli, e dell’urgenza di salvaguardare la memoria collettiva, per non aver più paura del cambiamento, del diverso, dell’incontrollabile, per non commettere più gli stessi errori, per tornare “a riveder le stelle”.
La mostra inaugura sabato 14 aprile 2012 alle ore 18.00 presso gli Inner Underground di Polo Psicodinamiche, alla presenza dell'autore Leonardo Donati, del Dott. Ezio Benelli e degli allievi della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm".



Laggiù dove morivano i dannati
nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito
dove le membra intorpidite
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola
e le fascette torride
ti solcavano i polsi e anche le mani,
e odoravi di feci
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso,
Lo facevi con la mente affocata
con le mani molli di sudore
col pene alzato nell’aria
come una sconcezza per Dio.
Laggiù nel manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini
laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.

ALDA MERINI
da La terra santa 1984

Ospite
Ospite


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Condividi
Seguici su Twitter
Accedi

Ho dimenticato la password

Giugno 2017
LunMarMerGioVenSabDom
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Calendario Calendario

Bookmarking sociale

Bookmarking sociale Digg  Bookmarking sociale Delicious  Bookmarking sociale Reddit  Bookmarking sociale Stumbleupon  Bookmarking sociale Slashdot  Bookmarking sociale Yahoo  Bookmarking sociale Google  Bookmarking sociale Blinklist  Bookmarking sociale Blogmarks  Bookmarking sociale Technorati  

Conserva e condividi l'indirizzo di FRONTIERA DI PAGINE sul tuo sito sociale bookmarking

Flusso RSS


Yahoo! 
MSN 
AOL 
Netvibes 
Bloglines