L’ospedale psichiatrico di Volterra e la Legge 180, abstract

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L’ospedale psichiatrico di Volterra e la Legge 180, abstract

Messaggio Da Polo Psicodinamiche il Gio Apr 12, 2012 11:49 am



Abstract dell'articolo

L’OSPEDALE PSICHIATRICO DI VOLTERRA E LA LEGGE 180

di Gabriele Anastasio

in uscita sul prossimo numero di Psicoanalisi Neofreudiana (Giugno 2012)


Non bisogna aver paura delle parole.

Forse non bisogna aver paura e basta.






Il termine “ospedale psichiatrico”, con la sua aurea di scientifica istituzionalità, nasconde l’orrore di un lager, di vite negate, di persone degradate e condannate ad una non vita, che ne annullava diritti e sentimenti e paure e sogni. Ombre danzanti che, per varie ragioni, erano scivolate giù dal filo teso della propria vita, in un continuo gioco di equilibrio tra normalità e follia, perdendo il senso della propria identità per rimanere solo corpi, senza speranze e prospettive. Ombre dannate che da quel filo, spesso, erano state spinte giù dalle stesse mani che, in un gioco ipocrita e crudele, condannavano nel momento stesso che avanzavano pretese di voler aiutare.
“Manicomio”, con la sua crudezza e il carico di vite spezzate che si porta dietro, ne restituisce solo in parte l’orrore. Perché chi non ha vissuto, non potrà mai comprendere fino in fondo.
Non bisogna aver paura delle parole.
“Alienato”, termine con cui venivano definiti i pazienti dei manicomi, deriva dal latino alienus e questo, a sua volta, dal pronome indefinito alius (in greco allos): altro. Alienato fa riferimento a colui o a ciò che è altro, straniero, estraneo. L'alienazione, dal verbo "alienare", nello stesso modo indica l'atto di allontanare o di estraniare da sé: indica la presa di distanza da qualcuno.
Non bisogna aver paura delle parole. Perché le parole possono aiutare a capire là dove la ragione sembra aver rinunciato al suo ruolo.
L’istituzione dei manicomi, databile tra l’Ottocento e i primi del Novecento, era il frutto di una visione della malattia psichiatrica di tipo prevalentemente biologico, per cui l’eziopatogenesi era esclusivamente legata a fattori genetici e costituzionali, mentre le implicazioni psicologiche, ambientali e sociali non erano rilevanti o, forse, per meglio dire, non si pensava che potessero neanche filtrare nel mondo chiuso di un cervello malato.
La storia dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra è il tipico esempio della contraddizione nel trattamento della malattia mentale che, anche quando sembra ispirata da principi umanitari (e forse lo era veramente nelle intenzioni dei medici del tempo), si rivelava un inferno, un luogo deputato alla crudeltà e destinato a disumanizzare le persone, spogliandole della loro dignità di esseri umani.
In questo luogo, infatti, fino agli anni Settanta continuarono a convivere pratiche terapeutiche innovative, come l’ergoterapia e la pratica del no-restrainct, introdotte fin dal 1900, assieme a pratiche vessatorie e carcerarie.
Dal 1978, in seguito all’attuazione della legge 180 (la famosa Legge Basaglia), l’Ospedale è in stato di abbandono, testimone muto di una storia di dolore che non avrebbe dovuto essere.
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