Antonello Bazzan: Aspetti dell'approccio psicoterapeutico frommiano

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Antonello Bazzan: Aspetti dell'approccio psicoterapeutico frommiano

Messaggio Da Ospite il Sab Dic 10, 2011 3:25 pm


Aspetti dell’approccio psicoterapeutico frommiano


di Antonello Bazzan
Presentazione della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm
04/12/2011 - Padova










La Scuola di Psicoterapia Erich Fromm ha come riferimento centrale il modello psicodinamico.
Tale modello, come è noto, fa riferimento al fatto che il comportamento umano è guidato da processi consci ma anche da processi inconsci.
Il livello di condizionamento dato dai processi inconsci può essere così pesante da compromettere in modo patologico la vita di una persona.
Di fronte a questi livelli di compromissione è necessario individuare una prassi terapeutica che aiuti la persona a liberarsi da tali condizionamenti così da ritrovare gli aspetti più autentici della sua personalità.
L’intuizione circa l’importanza dell’inconscio per la nostra vita interiore è presente in molte culture tradizionali in diverse epoche storiche. E’ noto, per esempio, che vi sono non poche similitudini tra l’approccio psicodinamico e i metodi di guarigione di ispirazione sciamanica.
Questa intuizione (l’importanza dell’inconscio) viene ripresa e proposta in modo nuovo da Fred con la nascita della psicoanalisi nel 1895.
Da quella data, 1895, la psicoanalisi ha seguito una continua evoluzione, anche attraverso il superamento di diversi aspetti dell’approccio iniziale impostato da Freud.
Oggi il modello psicodinamico fa sostanzialmente riferimento a due concezioni, una che da maggiore importanza al conflitto intrapsichico prodotto dalla pulsione e una che da maggiore importanza alla relazione interpersonale.
La concezione che da maggiore importanza al conflitto psichico risale direttamente al pensiero di Freud e considera il mondo psichico come un mondo caratterizzato da conflitti prodotti dalla lotta tra le pulsioni e le limitazioni poste dalla educazione, dalla morale e dalla cultura in generale.


La dimensione pulsionale
Il conflitto psichico genera angoscia e l’angoscia spinge il sistema psichico a organizzare delle difese dall’angoscia. Ne consegue che la persona si struttura attraverso sistemi difensivi, lasciando da parte lo sviluppo delle sue proprie qualità personali.
L’importanza data al conflitto psichico determinò a suo tempo anche il tipo di approccio terapeutico che la psicoanalisi seguiva ai suoi albori (e che l’indirizzo ortodosso segue ancora). Un approccio basato sul distacco dal vissuto del paziente, sulla neutralità delle emozioni dell’analista e ciò con l’idea che la neutralità fosse necessaria alla emersione del conflitto in seduta.


La dimensione relazionale
La concezione che da maggiore importanza alla relazione (e meno alla pulsione) si basa sull’osservazione del fatto che le pulsioni emergono sempre nel contesto di una relazione interpersonale.
Sulla base di questo fatto psicodinamico Fromm (assieme a Clara Thompson e a Sullivan) da vita negli Stati Uniti, nel 1950, ad una scuola psicoanalitica indicata come interpersonale-culturale.
Interpersonale in quanto mette al centro del proprio approccio la relazione e non la neutralità.
Culturale in quanto tale approccio considera la cultura, in senso antropologico, come decisiva nel condizionare la relazione interpersonale.
Con l’approccio relazionale scompare ogni illusione di neutralità e il rapporto terapeutico diventa una interazione profonda tra due persone.
Grazie a tale profondità di interazione il terapeuta riesce a raggiungere una identificazione, temporanea e coscientemente, con le persone significative del passato del paziente e a comprendere come queste figure hanno avuto un ruolo patologico per la vita del paziente.


La dimensione spirituale
Va anche segnalato che oltre alla concezione pulsionale e a quella relazionale, sta emergendo in questi ultimi anni una terza (di cui personalmente mi occupo in modo particolare), una concezione che da spazio al concetto di spiritualità della persona umana.
Questa terza prospettiva sta emergendo a partire dallo studio delle opere e della clinica di importanti psicoanalisti quali, ad esempio, Fromm, Bion, Winnicott.
Si basa sull’intuizione che il percorso analitico non conduca solo ad una guarigione dal disagio psichico ma conduca anche ad una condizione interiore di equilibrio e di pace che è del tutto simile a quella descritta dai mistici nelle loro autobiografie.
Rispetto a questa prospettiva Fromm usa il concetto di analisi transterapeutica, con il quale evidenzia appunto il fatto che dopo un percorso analitico rivolto alla cura del disagio psichico si apre uno spazio di ricerca interiore rivolto alla conoscenza-esperienza delle dimensioni del nostro essere che hanno a che fare con tutti quegli aspetti che da sempre trattano le grandi tradizioni spirituali dell’umanità.

Aspetti dell’approccio psicoterapeutico frommiano
Il modello psicodinamico frommiano ha la particolarità di essere aperto a tutte e tre queste concezioni (pulsionale, relazionale e spirituale) mantenendo come centrale l’impostazione relazionale.
L’originalità del modello frommiano è profonda, complessa e sempre da approfondire.
Brevemente vorrei accennare ad alcuni di tali aspetti di originalità.


La relazione center-to-center
Uno di questi aspetti di originalità riguarda la descrizione della relazione terapeutica come relazione “center-to-center”.
E’ un concetto con il quale Fromm vuole sottolineare che nella relazione terapeutica l’analista, attraverso il suo addestramento, deve giungere a sentire quello che il paziente sente ma non è ancora consapevole di sentire.
Nella relazione center-to-center l’analista deve essere in grado di ascoltare la parte inconscia del paziente, quella parte di cui normalmente il paziente non si occupa in quanto socialmente non accettata.
Si tratta dunque di una relazione in cui sia il paziente sia l’analista accettano di mettersi in gioco emotivamente, accettano cioè di comunicare in modo autentico.
Questo perché la comprensione analitica profonda della realtà del paziente può scaturire solo da uno scambio comunicativo autentico.
L’essenza della psicoterapia psicoanalitica secondo Fromm si riassume in questo: analista e analizzando sono due persone che si relazione autenticamente nel qui e ora, in questa relazione la specificità dell’analista consiste nella capacità di essere il paziente pur rimanendo se stesso.
Secondo Fromm questa capacità è insita in tutti gli esseri umani e con il giusto cammino tutti possono metterla in pratica. A tal proposito fa riferimento al famoso motto di Terenzio “homo sum: humani nihil a me alienum puto”.
In questo senso il paziente fa sempre da specchio all’analista.
Se, per esempio, l'analista "non sopporta" certi tratti del paziente è perché non li sopporta in se stesso e non riesce a riviverli nel rapporto terapeutico, con la conseguente interruzione dello scambio empatico e la chiusura della relazione.
Vivere quel che il paziente vive è possibile purché l'analista abbia superato in una certa misura il suo narcisismo e riesca ad amare tanto da non temere di perdersi nel toccare il cuore dell'altro, unico modo per conoscerlo.


La centralità della modalità dell’essere
Un altro aspetto originale dell’approccio frommiano riguarda l’accento posto sulla modalità dell’essere come contrapposta alla modalità dell’avere.
Nel condannare la modalità dell’avere Fromm è stato molto lungimirante. Tale modalità è infatti quella che ci ha condotto oggi a essere ostaggio dei mercati. Siamo in una situazione in cui è di fatto scomparsa la politica umanistica per lasciare posto solo alla politica economica. Questo significa che non è più l’economia a essere al servizio dell’uomo ma l’uomo a servizio dell’economia. Tutto è assoggettato alla logica finanziaria della crescita, cioè in una parola, tutto è assoggettato alla modalità dell’avere.
E’ la modalità che fa dire all’uomo io sono quello che possiedo e se non possiedo nulla non valgo nulla. E’ evidente come in tale situazione sia in realtà l’uomo a essere posseduto dalle cose che crede di possedere.
La modalità dell’essere si riferisce invece ad un modo di concepire la vita che ha come presupposto la libertà e l’autonomia orientata all’arricchimento della propria interiorità per il bene di tutti.
L’essere umano che si riconosce nella modalità esistenziale dell’essere non cerca la crescita economica ma la pace e la solidarietà con gli altri e con il cosmo.
Le due modalità dell’essere e dell’avere influenzano in modo decisivo anche i percorsi formativi in psicoterapia. Ci troviamo così di fronte a percorsi psicoterapeutici che puntano o all’avere o all’essere.
I percorsi basati sull’avere mirano appunto ad avere una formazione di tipo tecnico, avere un certo numero di nozioni, avere un titolo da raggiungere attraverso l’accumulo di cose imparate ma mai conosciute in prima persona.
In questi percorsi ci troviamo di fronte al rifiuto di un confronto profondo con se stessi, ma il rifiuto del confronto con le forze inconsce non permette alla persona una reale maturazione.
Proprio a causa del rifiuto di un confronto con le profondità di sé, alla persona non resta altro che concentrarsi su una formazione solo teorica e puramente razionale, che lascia però la persona reale debole e falsata.
Infatti le forze inconsce rifiutate continuano comunque ad agire interiormente creando aspetti di personalità paralleli, non riconosciuti, che contribuiscono a rendere la persona sempre meno integrata.
I percorsi psicoterapeutici basati sulla modalità dell’essere, come appunto quello frommiano, si fondano sulla consapevolezza che è indispensabile l’autoconoscenza, prima della formazione tecnica.
Apprendere contenuti non esperiti in prima persona non porta alla vera autoconoscenza, che invece deriva solo dall’interrogarsi sulla propria personalità e dall’impegnarsi in prima persona al cambiamento.

La psicoanalisi come arte
Un terso aspetto della originalità dell’approccio frommiano, consiste nel considerare la psicoanalisi una arte e non una tecnica.
Questo in quanto la psicoanalisi si pone in relazione con i processi viventi della persona vivente e tale relazione non è suscettibile di soluzioni tecniche.
La psicoanalisi come tecnica corre infatti sempre il rischio di fissarsi entro rituali sterili che non tengono conto della originalità data da ogni relazione analista-analizzando.
L’arte della psicoanalisi consiste anzitutto nell’arte di ascoltare il paziente nella sua interezza e nel togliere alla terapia ogni formalismo al fine di rendere le ore di terapia ore tra le più significative della vita del paziente.

Il linguaggio dei sogni
Ancora un aspetto interessante dell’approccio frommiano riguarda la concezione del sogno inteso come un linguaggio che abbiamo dimenticato.
L’analisi allora deve condurre il paziente a decifrare nuovamente questo linguaggio. La conoscenza di tale linguaggio apre infatti alle verità più profonde presenti nelle distese interiori del nostro essere. Ciò in quanto il linguaggio dei sogni descrive in modo più diretto, più profondo e più vero noi stessi e la nostra relazione con gli altri, con la vita, con il cosmo.

Gli idoli
Un ultimo accenno all’originalità frommiana riguarda l’indagine di Fromm sugli idoli dell’uomo moderno.
Per Fromm un idolo è una cosa che noi stessi costruiamo e nella quale proiettiamo i nostri poteri, trasferendoli appunto alla cosa e in tal modo impoverendoci. Così facendo, ci assoggettiamo a cose create da noi e con questo atto di sottomissione inizia un processo di alienazione del nostro essere.
Per Fromm gli idoli dell’uomo moderno la produzione, il consumo, la tecnologia, lo sfruttamento della natura. Si comprende quanto avesse visto lontano Fromm dato che denunciava idoli che sono presenti anche oggi che siamo in epoca postmoderna
Per il postmoderno dobbiamo aggiungere come idoli sicuramente la fissazione per la giovinezza e la dittatura del mezzo di comunicazione.
Quanto più ricchi sono gli idoli tanto più l’uomo si impoverisce perché adorando gli idoli (consumo, tecnologia, sfruttamento della natura, ecc) l’uomo cerca l’eccitamento e non più la vera gioia, cerca il potere e non più la maturità personale.
Il discorso di Fromm sugli idoli è precursore di quella che auspicava diventasse una vera e propria “scienza degli idoli”.

Nota conclusiva
Questi aspetti dell’approccio frommiano (relazione center-to-center, importanza della modalità dell’essere, la psicoanalisi come arte, ecc.) ci fanno capire che l’approccio frommiano è di fatto un approccio libero da etichette in quanto interessato alla libertà dell’essere e non a preservare se stesso entro schemi rigidi e codificati.
In questo approccio libero da etichette ci troviamo di fronte ad una scuola di psicoterapia in cui lo psicoanalista è un essere umano che vuole anzitutto ritrovare se stesso al fine di vivere la vita il più possibile come persona libera e matura.
Nel fare questo accetta di fare un percorso in prima persona che lo avvicini a questo traguardo (comunque infinito).
Raggiunto un livello discreto di guarigione e di libertà interiore lo psicoanalista si mette a disposizione della guarigione di altri esseri umani, affinando sempre più se stesso al fine di giungere a essere l’altro pur rimanendo se stesso.
Con questa prospettiva si apre, inoltre, ad un confronto transterapeutico serio e fruttuoso con tutti quegli aspetti (io, altri, cosmo, Trascendente) che nel loro insieme costituiscono il Mistero della vita.


Bibliografia
Biancoli, Romano, Radical Humanism in Psychoanalysis Or Psychoanalysis as Art, Contemporary Psycoanalysis, 1992, 28, 4: 695-731.
Eigen Michael, Psicoanalisi e mistica, Astrolabio Ubaldini, Roma, 2000.
Ellenberger Henri, La scoperta dell’inconscio, Bollati Boringhieri, Torino, 1976.
Fromm, Erich, Anatomia della distruttività umana, Mondadori, Milano, 1975.
Fromm, Erich, L’inconscio sociale. Alienazione, idolatria, sadismo, Mondadori, Milano, 1992.
Fromm, Erich, Grandezza e limiti del pensiero di Freud, Mondadori, Milano, 1985.
Fromm, Erich, Dalla parte dell’uomo. Indagine sulla psicologia della morale, Astrolabio, Roma, 1971.
Fromm, Erich, Psicanalisi e religione, Edizioni di Comunità, Milano, 1979.
Fromm, Erich, La crisi della psicoanalisi, Mondadori, Oscar Studio, Milano, 1980.
Fromm, Erich, L’amore per la vita, Mondadori, Milano, 1984.



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