Inner Underground. Un luogo dentro la memoria.

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Inner Underground. Un luogo dentro la memoria.

Messaggio Da Polo Psicodinamiche il Sab Ott 15, 2011 7:15 pm


Inner Underground. Un Luogo dentro la Memoria


di Irene Battaglini



Addiction, Irene Battaglini, 1999. Olio su tela 70x100




Di regola non amo i memoriali moderni. Sono generalmente scritti da gente che o ha perso la memoria, o non ha mai fatto nulla che valga la pena di ricordare. Oscar Wilde


Un luogo dentro la memoria, come ce lo figuriamo?

Come qualcosa di tangibile, di esperibile, o come un oggetto metaforico impossibile alla prova empirica?

E’ un luogo fisico, un buffer di transizione, una sinapsi con i trasmettitori accesi? Un luogo nella memoria è l’alternanza di nodi e di mantelli meristematici nella sezione di un fusto, a descrivere “cerchi” che dicono che cosa è accaduto nel tempo. E’ sia una geometria, sia una cartografia sia un deposito e soprattutto una storia. Un magazzino di acqua non possiede forse la stessa memoria di un archivio di giornali? Molto dipende da che cosa cerchiamo. Il legame a idrogeno di Giulia Noci, nella Noci-Cezione, può essere di gran lunga più pervasivo delle cronache di una provincia, ad esempio. Molto dipende dall’osservazione e dal sentimento, dal dover essere dentro la memoria. Dobbiamo sempre avere in mente l’insegnamento delle neuroscienze: una sinapsi unisce due neuroni, e nel contempo li divide. E’ il topos dell’informazione, ed è anche il punto nevralgico di smistamento e di collegamento. E’ strada, e nel contempo è passo. Il calpestio timoroso dei nostri amici sui Corridoi di Verità di Massimo Dondini, è certamente un percorso fotografico ma anche qualche cosa che deve restare separato dai mucchi di teli messi a terra a nascondere una pavimentazione improbabile. E’ dunque una scelta arbitraria di qualcuno sebbene per il visitatore possa rappresentare una strada obbligata.

Il Polo Psicodinamiche non è luogo della memoria per professionisti alla ricerca di un futuro da scrivere usando i resti di rovine di una psicologia che è stata privata di Anima. E’ un luogo fatto di stanze e di corridoi, di angoli e di punti e di geometrie che Gombrich definirebbe “mosaici di immagini”, e non soltanto occasioni per nuove gestalt.

Questi lucernari, queste catene di cartongesso, queste luci che scivolano nelle giornate, che alimentano nuovi ricordi, sono luoghi di ingresso per informazioni legate alla creatività. Gli Spazi Espositivi che inauguriamo non sono soltanto aree destinate all’arte, o alla psicologia dell’arte, o a dare l’opportunità agli artisti di esporre il proprio lavoro.

Scendo ogni giorno a visitare gli Inner Underground, e questo nome vuole rimandare alla nostra necessità di sostare nei luoghi interni alla memoria della nostra identità più profonda.

Un luogo dentro la memoria, è un cuore psicologico cui afferiscono innumerevoli via di conduzione. E’ un elemento proprio dello spazio, perché un luogo è una porzione circoscritta di spazio. Il problema sta nel definire uno spazio all’interno della memoria. La memoria è sede dei ricordi, o dell’identità? La psicologia si è interrogata a lungo sulla funzione della memoria, e ancora sta indagando a proposito dei suoi peculiari crediti interpersonali. Il nostro lavoro di studiosi della mente e di appassionati knowledge workers, si situa all’interno degli Inner Underground con una domanda di senso tutta in divenire.

In questi ultimissimi giorni, mi sono spesso interrogata sulla funzione sociale degli Inner Underground, e certamente rappresentano anche un luogo di aggregazione, di incontro. Ci piace pensare che l’incontro sia tra discipline, tra soggettività, tra weltanschauung, e che questo incontro rappresenti una possibilità per allestire nuovi magazzini di idee, e nuove reti di conoscenza.

Credo che sia il dovere di ogni ente rapportarsi al territorio e alle comunità dandosi dei valori e mettendo in atto quei comportamenti che siano osmotici tra l’organizzazione e l’ambiente, perseguendo quella che Steve Jobs ha definito encounter engineering e che possiamo tradurre con il concetto di impollinazione, di ibridazione tra soggettività e luogo, tra tecnica e arte.

Più volte si è consumata la parola “contaminazione” tra discipline, e certamente anche questa è una via che talvolta viene percorsa come in tutte le relazioni. Gli Inner stanno all’interno del Polo Psicodinamiche e realizzano le proprie attività conformandosi a quei valori ispirati all’innovazione, alla generazione di creatività e di soggettività che stanno alla base del nostro lavoro, della nostra struttura.

Nello stesso tempo, questi spazi devono avere un funzionamento simile ad una membrana attraversata dai pensieri e dalle cose, ad una sorta di complesso oggetto transizionale alla Winnicott per offrire al Polo la possibilità di ristabilire continuamente la sua sfera identitaria con e per il tramite dell’arte. Un costrutto quindi, che ritengo appartenere sicuramente alla psicologia dell’Arte.

Prato 15 ottobre 2011. Inaugurazione degli Spazi Espositivi, con l’Assessore Regionale Riccardo Nencini

Scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticali entrambi in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora un pensiero, un'idea che nessuno reclama. Wilfred Bion


dal Forum

Ombre, colori. Carboncini. Terre di Siena e azzurri di Bondone. Artisti performanti nella contemporaneità. Case di marzapane e fuochi di Burri.

Arte e Psiche si sposano in un’elegante cerimonia tra profughi imbarcati stretti, a dividersi un brandello di porto. Inner Underground è un seminterrato in cui lavora un gruppo di archivisti interiori; è piattaforma oceanica di recensioni instabili alla ricerca di nuovi bacini di energia creativa, in cui coraggiose creature, intabarrate di autentico coraggio, si arrabattano per riparare continuamente alla perdita di immagini, di sogni, di miti; è officina di attività artistiche ai limiti della realtà fattuale, allo strenuo inseguimento di archetipi che, diversamente, ci verrebbero a cercare spaventandoci all’improvviso, uscendo fuori dal mare con vorace desiderio di umani. Il pensiero immaginale sarà il mare in cui navigheremo, la psicologia dell'arte il nostro sestante, il nostro astrolabio. Avremo la superbia di Odisseo e l’umiltà dell’Uomo che forgia. Alla ricerca dell’informe, del vuoto, dell’infinito, in abbandono a noi stessi, ci costruiremo zattere con beni di consumo, a recuperare architetture congiunte tra metalliche installazioni e spirituali accezioni del Sé percettivo. A ritrovare rituali di confine, a stanare antichi templi di mondi sommersi nelle tane degli artisti contemporanei come di coloro che ci hanno lasciato i tesori più difficili, ancora da decifrare.

La metafora del viaggio in ogni sua declinazione, purché sia come pirati della percezione, naufraghi nella luce e nella materia. Un luogo del Doppio Sogno e del colore dell'aurora boreale, in continua enunciazione di sé.

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